Category Archives: Vita con lo chef

Del perché non potrò mai essere una “food critic”

Immagine presa dal bel blog http://lagrandeabbuffata.wordpress.com/

Sono andata a cena fuori con mio marito per il suo compleanno in un ristorante della nostra città in cui lui si sente a suo agio. Scorrendo il menù gli ho spiegato che non volevo andare sul creativo perchè era stata una settimana pesante e non volevo esercitare troppo i neuroni nel mangiare, ma godermi il piatto, l’ambiente e il servizio.

Primo errore: un gourmand è sempre lì pronto sull’attenti a lasciarsi sopraffare dall’avventura e dall’emozione. In pantofole non si ottiene nulla dalle proprie papille gustative. Continue reading

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Vieni a mangiare in Puglia, Puglia, Puglia!

I campi arsi che si vedono spesso in agosto percorrendo il Tavoliere delle Puglie

“Ho fatto la spesa!”
“Nooo! Qui è arrivata la Puglia!”

Questo rapido scambio di sms ha dato il via ad una serata di rivendicazioni delle proprie radici. I miei genitori sono tornati da una trasferta nella terra natale della nostra famiglia e, come tutti i bravi migranti, erano tornati carichi di vettovaglie. Alla faccia del “km zero”. Continue reading

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Cuore (dolce) di Mamma

Un raggio di sole perfetto sul tronco ricoperto di muschio. Sì la parte importante non è a fuoco. Sullo sfondo la brava Anna Morelli e in bianco Franco Aliberti

Strepitosi e ipnotici piattini per la degustazione realizzati con legno di rovere di 160 anni (non abbattuto, eh? Sono travi di porte e portoni recuperate)

Domenica 11 marzo ho battuto la mia rinomata pigrizia e sono “calata” su Roma con mio marito, l’inseparabile Taka e il pasticcere Franco Aliberti. L’occasione era il laboratorio di Franco all’interno di Culinaria 2012, manifestazione piena di momenti di incontro e approfondimento dal suggestivo sottotitolo di “Ognuno è ciò che ricerca”. Nonostante la sveglia all’alba per arrivare da Modena a Roma entro le 12, il viaggio è stato rilassante e benedetto dal sole e da un clima primaverile. Roma ci ha sorriso con i suoi 22° e tanta gente che camminava, curiosava nei mercatini all’aperto e visitava i Fori Imperiali. La location, infatti, era il Mercato del Foro Massimo a due passi da molte attrazioni turistiche. Ad accoglierci i genitori di Franco. Ed è di loro che vorrei raccontarvi perché credo che molti riusciranno a descrivere Culinaria 2012 molto meglio di me. Arrivati direttamente da Pompei per vedere il figlio, si sono presentati in perfetta forma e sorriso smagliante e hanno creato subito un’atmosfera così familiare che mi pareva di essere entrata in casa di qualcuno. Continue reading

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La cucina “perfetta” di Ikea

Stamattina, durante la paciosa e rilassata rassegna stampa del sabato mi sono imbattuta in questo post dal titolo “Ikea che delusione!” di Un altro genere di comunicazione.  Sì, è vero, lo spot si basa su stereotipi di genere consolidati in cui la donna sogna la cucina in ordine e i bambini perfetti che l’aiutano a decorare i cupcakes ascoltando Mozart. Il marito sporca e rovina tutto entrando in casa con gli amici rugbisti. Poi la coppia si risveglia e si ritrova intenta ad ammirare la bella cucina colorata in uno dei punti vendita del distributore svedese.

Lo spot, poi, è realizzato in Italia e non nella più progredita Svezia dove le donne e gli uomini pari sono.

Insomma, non riesco ad essere tanto d’accordo con quanto espresso dai commenti e dal testo del post. Non vedo perchè la proiezione di una cucina in armonia debba declassare la donna e l’idea del marito che arriva a casa con gli amici sia troppo “machista”. Io se avessi tre figli ci farei sicuramente i dolcetti e di sicuro sognerei che non si sporcassero anche se optassimo per una torta al cioccolato. Per me quello sarebbe divertente, quanto andare a fare shopping con le amiche e tornare a casa e trovare mio marito che mi ha preparato la cena. Preferisco un sogno come questo, in cui si ha il tempo per stare con i bambini e la cucina è un ritrovo per gli amici,  a quello delle pubblicità che ci vede sempre come centraliniste, segretarie oppure donne in carriera mangiauomini con la guepiere sotto il tailleur. Continue reading

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Aiuto! Ho gente a cena!

Una delle versioni di riso patate e cozze. Quella di mia nonna ha le patate tagliate a dadini con lato di circa 1 cm. La versione più diffusa è quella con le patate tagliate a fette.

E il primo che dice, pensa o scrive “Di cosa ti lamenti che tuo marito è cuoco”, lo sbrano. Come si legge qui, nel mio manifesto d’intenti, non cucino da quasi 4 anni. Eppure prima mi piaceva. E anche tanto. Quindi, quando il marito non c’è e un’amica viene a cena perchè dopo si va a teatro, cosa fai? Ti prendi cura di lei, no? A me questo ha mandato nello sconforto. E se sbaglio le dosi? Se non mi ricordo di mettere il sale? E se la cipolla non ci va e mi ricordo male?
Passato il momento di panico, mi sono ricordata di un piatto che era il mio forte quando studiavo a Bologna  e convivevo con i miei 5 incredibili coinquilini. L’unico posto conosciuto in cui eravamo in grado di fare la spesa tutti insieme e dedicarci a preparare manicaretti dalla mattina alla sera. C’erano sempre una o due porzioni in più per l’ospite a sorpresa. Addirittura lasciavamo qualcosa nella pentola per gli attacchi di fame, rigorosamente dopo la mezzanotte, del nostro amico Gabriele. Grazie ad un impeccabile sistema di partita doppia e “buoni pasto” virtuali avevamo eliminato le beghe sulle spese comuni e vivevamo in armonia. Sembra un quadretto idilliaco e, posso assicurarvi che lo era. Lì, cucinavamo per prenderci cura del desco familiare, eravamo tutti un po’ rezdore. E credo che mi manchi quella sensazione.
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8 marzo con Diletta

Ho conosciuto Diletta Poggiali tanti anni fa, ma è meglio non specificare quanti perché siamo entrambe due giovani donne. I motivi erano altri e ci divertivamo a raccontare storie sulla nostra città, Bologna. Per me d’adozione visto che ci studiavo, per lei di nascita. L’ho rincontrata l’anno scorso all’oasi faunistica che ho dietro casa nel gruppo di ostinati che raccoglieva erbe spontanee sotto la guida del Professor Taffetani dell’università Politecnica delle Marche . Si trattava di un’altra idea di mio marito che aveva pensato bene di piazzare il corso giusto la settimana dopo il matrimonio. In ogni caso all’appello c’eravamo anche io e mia madre con guanti, cestino e attrezzi per la raccolta.

Diletta, mentre ci dedicavamo alla scoperta della differenza tra cicoria e tarassaco, mi raccontava che la sua passione per la cucina prima l’aveva portata alla scrittura e all’editing per importanti pubblicazioni tematiche e poi, infine, in cucina! Lavorava all’Osteria dei Sognatori, un ristorantino in ascesa di Modena. Adesso è passata in pasticceria e lavora per lo stellato “Ora d’aria” di Firenze. Continue reading

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Ti presento Enrietta, la “rezdora”

C’era una volta in Emilia e in Romagna la “rezdora”, colei che reggeva e amministrava il desco familiare. Oggetto di un documentario di Slow Food e anche di un bel sito interattivo della Provincia di Modena, è trattata come un animale in via d’estinzione. Le mie amiche Anna e Caterina la fanno rivivere nella contemporaneità con il progetto Rezdora Realoaded, ma io credo che sia dentro ognuno di noi. A prescindere che sia uomo o donna.

Come si riconosce la “rezdora”? Innanzitutto, dal biancore dell’avambraccio scoperto. Dalla manica lunga tirata su per non sporcare il maglione o la camicia e per non contaminare il cibo che si sta preparando.

Poi, le mani forti. Lo sguardo attento. E la tendenza a cucinare di più, consumare gli avanzi e impacchettare tutto per il meglio.

Siamo tutte “rezdore” quando anticipiamo la preparazione della cena per il giorno successivo. Mettiamo a bagno i legumi, scongeliamo la cotoletta preparata in anticipo una domenica pomeriggio. Continue reading

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“Because the night…”

I maialetti di Alfredo

“Per Natale ho comprato del maiale. Sai di quelli allevati allo stado brado che trotterellano felici e si nutrono di ghiande e castagne”
“Dai! Dov’è?”
“Mi deve arrivare. Sono 30kg di maialetto di pochi mesi”

Questo discorso è avvenuto l’anno scorso. Il pacco è arrivato da Orvieto, dall’azienda Urbe Vetus, gestita dal meraviglio Alfredo, un vero e proprio signore di campagna. Uno di quelli che ti dà del lei e che ti telefona per sapere se è andato tutto bene e se la carne e i salumi ti sono piaciuti.

Quando è arrivato il pacco, mio marito ha passato circa tre ore a “smontarlo” come dice lui. Cioè armato di coltellacci affilati ha dissezionato il nostro caro maialetto e ha generato pacchi e sottopacchi da congelare o conservare in frigo per il consumo immediato. Il tutto di notte, da bravo Mr Hide.

Perchè la notte non appartiene solo agli amanti, ma anche ai cuochi, sommelier, camerieri. Altro che dj come diceva Jovanotti. Se vedete gente che si aggira di martedì dopo mezzanotte alla ricerca di un locale, allora state osservando la migrazione di una qualche brigata di cucina che deve smaltire l’adrenalina del servizio. Continue reading

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Ricordi di Mirazur (prima della seconda stella)

Non volevo scrivere nient’altro oggi, ma poi sul twitter di Luciana Bianchi ho letto che il Mirazur di Mentone ha ottenuto la seconda stella sulla Guida Michelin Francia.

Ci siamo stati al Mirazur. Nel 2007 e si trattò di un viaggio progettato ad hoc perchè mio marito, che allora non faceva parte del mondo stellato, aveva l’idea che avrebbe preso la prima stella. Un sentore.

Praticamente la Guida Rossa è uscita mentre ci trovavamo in giro per la Costa Azzurra. Ricordo che l’abbiamo letta in una libreria di Montecarlo fresca di stampa. Il giorno dopo eravamo seduti al Mirazur di Mauro Colagreco con una meravigliosa vista sul mare. Il ristorante si trova proprio al confine tra Italia e Francia dov’era prima la dogana dalla parte dei monti, non quella sulla costa. Guarda direttamente il mare ed ha meravigliose vetrate che lo inondano di luce e da cui si può guardare il Mediterraneo. All’esterno vi è un giardino terrazzato con erbe aromatiche e, leggo oggi dal sito, oltre quaranta varietà di pomodori (tra cui una che odora di tartufo). Io i pomodori non me li ricordo, ma la brezza marina e il piacevole sole di fine marzo, sì. Continue reading

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Domenica mattina, entro in cucina e…

Taka e Lorenzo lavorano sul menu

Quando il numero di uomini in cucina è superiore a quello delle donne è meglio ritirarsi. L’inverso era vero anni fa. O, almeno, è quello che ricordo avvenisse nell’ampia cucina di mia nonna in Puglia, regno incontrastato del doppio cromosoma X soprattutto per il pranzo della domenica. Gli uomini di là in soggiorno a vedere il TG, leggere il giornale, chiacchierare.

Poi succede che è domenica mattina e ti fai una doccia, senti in lontananza squillare il campanello e quando emergi con accappatoio e turbante ti ritrovi la scena illustrata nella foto qui sopra a cui manca mio marito, in piedi di fianco ai fornelli.

Takahiko Kondo, cuoco dell’Osteria Francescana e mancato playboy di Tokyo, e Lorenzo Rondinelli, giovane e preciso sommelier del Trussardi alla Scala di Milano, avevano preso possesso dei mie sgabelli Calligaris per elaborare il menù, unico e irripetibile, del primo evento di Postrivoro. Un nome un programma. Animale immaginario su zampe di gallina come la casa di Baba Yaga che non ha sede, ma riunisce per un week end un talentuoso cuoco e un brillante sommelier per menù estemporanei solo per venti persone.

Bellissima idea di mio marito e a cui collaboro. Ma, di fatto, io in cucina tra bottiglie e disegnini di piatti non ci stavo. Quindi, ho acceso la Playstation 3 e mi sono messa a giocare a Skyrim.

Se dobbiamo invertire i ruoli, facciamolo per bene. 

(Dopo un paio d’ore mi è toccato pure il pranzo! Lorenzo e Taka sono partiti, ma a me è rimasto un’ottimo sugo all’amatriciana e qualche bottiglia di vino aperta)

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