“Se for de paz pode entrar”/3 – La danza ovunque

Messa Sincretica“E tu che suoni?”
“Io suono il tamburo grande, il surdo”

Più o meno andò così la conversazione con il mio ex fidanzato quando mi raccontò che aveva iniziato a suonare in un gruppo di percussioni brasiliane. Ho ancora nella mia vecchia stanza un tambourin che mi portò in regalo da un primo viaggio a Salvador de Bahia. E come molte delle eredità che provengono da un amore lontano, l’ho apprezzato dopo molti anni e un viaggio.

In questo piccolo assaggio di un paese giovane e immenso ho trovato la danza. Me l’aspettavo, ovviamente, ma non che pervadesse quasi ogni aspetto della vita quotidiana. Non ho fatto la fila in qualche ufficio pubblico, ma mi immagino una filodiffusione birichina che fa tenere il tempo col piede e qualche testa che inizia ad ondeggiare mentre scorrono i numeri sul monitor. 1, 2, 3…

Una vecchina gracile si muove con grazia mentre alza il rosario al cielo seguita da una rezdora brasiliana con un cesto di pao de queijo fatto in casa e dietro di loro una fila di altri uomini e donne con ceste ricolme. Abbiamo corso ancora sporchi della salsedine di Itaparica per arrivare a prendere un posto in piedi nella straripante chiesa di Nossa Senhora do Rosario dos Pretos per l’ultima Messa sincretica del mese. Il prete, un enorme uomo di colore molto in carne che probabilmente assaggia tutte le offerte delle buone e brave signore della Parrocchia, si è rivelato uno showman consumato che oltre a dirigere musici e cantanti si è lanciato ad intervistare la platea. “Siamo tutti fratelli anche se di paesi e religioni diverse. Da dove venite?” E via giù nomi di città, regioni e altre nazioni, tutti seguiti da un fragoroso applauso. Usciti con il buio già consolidato nella notte colorata del martedì sera del Pelourinho c’erano ancora le percussioni ad accoglierci. Axè che è anche un saluto e un augurio e che identifica questo tipo particolare di musica che si divide in diverse categorie. “Batucada, suonava la batucada” mi è tornato in mente. E dev’essere lì che ho iniziato a ballare.

Poi non ho più smesso dalla serata a Lapa a quella della Pedra do Sal a Rio de Janeiro. Anche sotto le cascate dell’Iguaçu che il rombo sembra quello di un grande tamburo, o del tuono di Xangò.

 

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