“Se for de paz pode entrar”/2 – Della fede e dell’amore

In un enorme palazzo grigio Orfeo è vestito d’oro e vuole denunciare la scomparsa di Euridice. Ma fuori impazza il Carnevale di Rio e trova solo un addetto alle pulizie che gli dice: “Sei disperato, seguimi!”. Avevo non più di 14 anni quando mi incantai a guardare l’Orfeu Negro, un film del 1959 da cui gli Arcade Fire un paio d’anni fa hanno tratto le immagini del video di “Afterlife”. L’uomo conduce Orfeo in un terreiro, un luogo consacrato che usa ancora la parola che si riferisce agli antichi cortili di terra battuta di epoca colonialista, in cui si svolge una cerimonia Candomblè sperando che arrivi una risposta attraverso gli Orixà, gli spiriti archetipici di questa religione.

Con i compagni di viaggio nella hall della pousada prima di assistere alla cerimonia

Con i compagni di viaggio nella hall della pousada prima di assistere alla cerimonia

Mi piace andare in Chiesa o in qualsiasi altro luogo di culto perchè molto spesso lì si incontra sempre il meglio degli esseri umani quando alzano la testa dal proprio ombelico e si rivolgono al cielo. Anche lacerati e doloranti riescono a guardare oltre il mondo. Per questo, nonostante il lunedì non fosse un giorno fausto per visitare uno degli oltre 2000 terreiros di Salvador  de Bahia, sono stata molto contenta quando il concierge, Mario, ci ha annunciato che era riuscito a organizzare una visita. Ci siamo vestiti di bianco, perchè i colori scuri sono di malaugurio, e ci siamo fatti condurre in un quartiere periferico della città e molto povero da quanto ho potuto vedere. La casa in cui siamo stati accolti era pulitissima e dignitosa e un grande banchetto di pasticcini salati, torte, cioccolati e dolci arredava la grande sala insieme a due altari e tante immagini di Orixà e Santi. La nostra guida ci aveva spiegato un po’ la cerimonia e i ruoli cosa che ci ha aiutato a capire un po’ meglio il tutto. Ho passato due ore tra canti e balli difficili da condensare in parole, ma la cosa che più mi ha fatto piacere è stato mangiare tutti insieme dopo la cerimonia con la supervisione della Yabassé, la responsabile degli alimenti sacri. Per tutti insieme intendo noi viaggiatori, i bambini del quartiere, i partecipanti alla cerimonia e gli officianti.

Durante il giorno abbiamo visitato molte chiese e ho potuto ammirare lo stile trabordante delle decorazioni, le splendide maioliche e le statue vestite riccamente. Mi sento a casa in questo modo di vivere la fede così esuberante seppure ami l’essenzialità e gli spazi del romanico, ma c’è una parte di me che appartiene irrevocabilmente al sud del mondo e si entusiasma nel pensare alla statua di un Cristo morto cosparso di rubini indiani come piccole gocce di sangue.

La visita di rito al Senhor do Bonfim così dominante sulla collina con la sua cancellata ricoperta di fitinhas, i nastrini colorati e benauguranti, mi ha permesso di entrare al Museo degli Ex voto che si trova al piano superiore. Gambe, braccia, cuori, fegati, navi, fedi nuziali, mostrine militari e tutte le icone di quello su cui si può chiedere l’intercessione divine in un magazzino di storie di vita.

Ma non sono stata solo a Salvador. Tralasciando la presenza di Dio nell’immensa bellezza delle cascate di Iguaçu, abbiamo potuto ammirare anche le chiese di Rio de Janeiro. Durante le lodi mattutine del Monastero di San Benedetto (Mosteiro de São Bento), uno dei più antichi del paese, ho ascoltato i canti dei frati e li ho visti inchinarsi prima di sedersi sui loro scranni di legno scuro. Un contrasto tagliente con la Chiesa della Candelaria la cui storia è segnata dal massacro del 1993 in cui una squadra di poliziotti aprì il fuoco su un gruppo di meninhos de rua uccidendone otto. Ho rivisto la mia idea del sacramento della confessione nella Chiesa di Sant’Antonio che mi ha regalato l’immagine indelebile di una sala ariosa, illuminata dal sole con un frate seduto ad una scrivania intento ad ascoltare i racconti di una fedele.

CorcovadoE, poi, c’è il Cristo Redentore che si staglia nel cielo terso e azzurro di un meraviglioso giorno d’inverno australe.

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