Dove va la Rezdora 2.0?

Ormai sono quasi 3 anni che rimugino sul termine rezdora e le sue radici antropologiche e culturali. Il seme è stato piantato una domenica pomeriggio, era il principio dell’inverno, quando ho guardato per la prima volta il documentario “Storie di Terra e di Rezdore” prodotto dalla Provincia di Modena con Slow Food Italia e in collaborazione con la Cineteca di Bologna. Si trattava di una parte del più ampio e omonimo progetto che si prefissava di raccontare la tradizione enogastronomica del territorio modenese. Da lì un libro e un portale web.

Nico Lusoli, fiduciario della Condotta Slow Food di Modena, ne è stato uno degli artefici e mi è sembrato essenziale invitarlo in trasmissione. “Dove va la Rezdora 2.0?” gli ho chiesto. E lui ha risposto che di sicuro una generazione, quella nata durante il boom degli anni’60, ha saltato a pie’ pari ruolo e concetto. Ma la generazione successiva ci si è rituffata dentro riscoprendo i valori connessi al ruolo e annullando le differenze di genere. La Rezdor* 2.0 dovremmo chiamarla, perchè non sarà nè uomo nè donna, ma incarnazione dello spirito della cura e del focolare domestico. 

 

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