Come spiegare al nipote che con Peppa Pig ci si fa il prosciutto

Peppa Pig e insaccati

Foto condivisa dalla mia amica Antonella su Facebook. Tutti i credits all’autore. Un genio.

[Disclaimer: non è un post per vegetariani]

“Filippo, amore della zia, giochiamo?”
“No, guardiamo Peppa Pig!”

“Filippo, amore della nonna, guardiamo la zia in TV?”
“No, Peppa Pig!”

“Filippo, amore dalla zia, vieni un po’ qua che ti spiego due cosette su Peppa Pig e il prosciutto che ti piace tanto…”

Cinquant’anni fa in molte case si ammazzava il maiale di questi tempi e ci si faceva la scorta di carne per l’inverno. Il mio bisnonno regalava pure insaccati a chi era povero e non poteva permettersi di allevarli. Ai bambini di mezzo secolo fa che effetto avrebbe fatto Peppa Pig?

“Questa pancetta l’abbiamo fatta con George. Gli abbiamo dato lo stesso nome del fratellino di Peppa. Buona, vero?”

Perchè a scuola non si insegnano queste cose? Che le ciliege le raccogli dall’albero e non nascono già in vaschetta e che dai maiali, accuditi e nutriti come si deve, ci si fanno tante buone cose? Io la metterei una materia obbligatoria sin dalla scuola materna in cui si spiegano ai bimbi le origini delle cose che si trovano nel piatto e nel frigorifero. Che ogni cosa ha il suo tempo per crescere e maturare. E che, sì, a volte si deve pure ammazzare il maiale a cui hai dato un nome, ma è così che mangiamo. Così che viviamo.

Un po’ ci ha già pensato Massimo Bottura con il Consorzio dello zampone e del Cotechino che il 7 dicembre spiegherà ai ragazzi come amare e riconoscere questi prodotti ricavati dal maiale.

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Filed under comunicazione e cucina, Personaggi

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