Una sera in famiglia con l’Azdora Lina

2013-11-18 19.46.06

La Azdora Lina prende possesso della cucina dell’Osteria della Sghisa

Ho passato una sera in compagnia dell’Azdora Lina che vive in campagna vicino a Faenza. Quindi, non è una Rezdora, come si dice in emilia, ma la sua versione romagnola. La sostanza, comunque, non cambia.

Parlo con lei prima che si appresti a rientrare nella cucina dell’Osteria della Sghisa per la serata a lei dedicata in cui servirà un menù antico con rigaglie di pollo, funghi di stagione, pasta ripiena e biscotti da “tocciare” nel vino. Mi dice che le vere Azdore erano quelle di settant’anni fa e che non sa se lei si possa definire tale, oggi. Però alla nipotina di 11 anni sta insegnando un sacco di cose delle vita di un tempo e di come imbandire una tavola senza sprechi e stando attenti a far felice la famiglia. La nipotina pare stia seguendo con interesse le lezioni e questo mi fa sorridere perchè anche io ricordo quando saltavo sullo sgabello e aiutavo mia nonna a fare le orecchiette. Mio nonno, falegname, aveva creato per me un tavoliere e un matterello di dimensioni adeguate.

2013-11-19 17.58.22-2

L’Azdora Lina sistema i vassoi da portare in cucina

“Quando in casa c’è una brava Azdora, l’uomo non se ne accorge nemmeno. Pensa di avere lui il comando, ma non è così”. In questa frase ci sono decenni di questioni di genere, di assegnazione dei ruoli, di empowerment. La bellezza di un concetto, declinato in parole diverse a seconda della zona, che per me è unico e caratterizza l’Emilia Romagna come una regione in cui si aveva ben chiaro che guadagnare i soldi è un conto, saperli amministrare per il bene della famiglia è un altro.

Accompagno Lina in cucina portando un vassoio di orecchioni fatti a mano, un tipo di pasta tipico della Romagna con ripieno di ricotta e parmigiano. Verranno conditi con un ragù di funghi prugnoli e prataioli, quelli che si possono trovare in zona. Un piatto incredibilmente buono. In cucina incontriamo Jack che è di origine senegalese, ma parla con un accento romagnolo che io non potrò mai eguagliare. “Da noi si dice una parola che significa pressapoco capo della stanza. Il capo della casa è l’uomo, il capo della stanza è la donna” mi risponde quando gli chiedo se da dove viene esiste la Azdora/Rezdora. “La parola è Kumba, ma se trovi una donna veramente in gamba allora diventa Waw Kumba! con il punto esclamativo”. Mi spiega che “Waw” sta proprio per “Wow”, un’esclamazione di stupore e apprezzamento per le qualità della signora che è in grado di badare come si deve alla sua famiglia.

2013-11-19 17.58.22

Gli orecchioni romagnoli in tutta la loro gloria

Ritornando agli orecchioni, l’Azdora racconta che la pasta va tagliata con un bicchiere delle giuste dimensioni. La sfoglia che rimane si impasta nuovamente e si preparano i maltagliati da mangiare con i legumi il giorno dopo. “Oggi ci sono quelli che usano gli stampini quadrati per non sprecare, ma poi mica hanno la forma che dovrebbero avere”.

Il secondo piatto della serata è uno spezzatino di rigaglie di pollo con le patate. “Perché prima non si buttava via niente e gli intestini dei polli venivano filati con il fuso e poi cucinati. Sì, il fuso che si usa per la lana” racconta Lina e in cucina siamo tutti attenti. Gli intestini si filano per togliere le impurità prima di lavarli e poi cucinarli. “Dentro c’è anche la pancetta di maiale arrotolata”. L’odore è delizioso e tutti approviamo.

Quando mi siedo a tavola, Lina passa a salutare e la sensazione è quella di avere qualcuno che si prenda cura di noi con discrezione e attenzione. Lei pare molto emozionata e intorno scorre il Sangiovese di Romagna. Una perfetta serata in famiglia.

Leave a Comment

Filed under In giro per ristoranti, Personaggi, Rezdora 2.0

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *