Which one?

Le chiavi per accedere a Postrivoro

Che dire del secondo Postrivoro? Innanzitutto, che in questo che non è un pop up o temporary restaurant, ma uno spazio dell’immaginazione condivisa è davvero importante quali elementi si vanno a mischiare. Questa volta avevamo la concentrazione e la determinazione di Rafa Costa e Silva e l’eclettismo di Gianluca “Gian” Pederzoli. Ma, soprattutto, pioggia e cinquanta teste di maiale.

Discutendone con Ilaria che si occupa della grafica e del mood del progetto abbiamo deciso che tutto questo lo rendeva oscuro e affascinante. Un po’ come se stessimo paragonando Batman a Superman. Il secondo con il suo ciuffo anni’50 e i colori sgargianti e il primo con il costume nero e la follia negli occhi. Insomma, una versione “nera” di quello precedente dai toni più lievi sotto tanti aspetti.

La tavola allestita con persone e piatti

Di fatto Rafa aveva un’idea ben precisa del menù: utilizzare un solo ingrediente in tutte le sue sfaccettature e mixarlo con ciò che veniva dalla sua terra e dai posti in cui aveva lavorato (Spagna e Stati Uniti). Ne è venuto fuori un menù di nove portate con cinque finger food di apertura.
Gianluca, il mescitore, si è trovato a dover gestire queste indicazioni tanto dirette quanto fumose perché di molte cose non si è avuta la conferma fino a che Rafa non ha poggiato piede in Romagna. La soluzione agli accompagnamenti alcolici è stato un mix di leggerezza e sorpresa. Dalla birra Biancaneive presa da un lotto al limite della data di scadenza (Gian consiglia di provare a tenere sempre una birra in cantina e ad aspettare qualche mese prima di berla), al solido e brillante alsaziano, al Dolcetto d’Alba che è stato imbottigliato apposta per Postrivoro e che non esisterà per nessun altro, al liquore Ratafià che è come una spremuta di notte e more. E poi c’era il Lambrusco Radice di Paltrinieri con il suo colore così a la page, tra il rosa e l’arancione, che quest’anno va tanto di moda.

Gian spiega i vini

Ma, soprattutto, il lambrusco del mio matrimonio! Che bello ricordare in un colore e in un sorso un momento di felicità. Anche se Gian mi ha fatto notare che quello che abbiamo bevuto per Postrivoro non sarà mai lo stesso di quello dell’anno precedente. Io, francamente, non me lo ricordo perché ero talmente tanto impegnata a salutare, divertirmi, tenere a bada mia nipote, recuperare mio marito, ascoltare gli aggiornamenti degli amici lontani, sperare che non piovesse, ripararmi dalla pioggia, uscire fuori a vedere l’arcobaleno, schivare lo champagne…

Tutto cambia, insomma, soprattutto in cucina. Così questo Postrivoro, maledetto e benedetto dalla pioggia, e a cui sono state consacrate le cinquanta teste di maialino da latte ha avuto un sapore ricco e diretto con accenni di follia. Quasi dionisiaco.

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