Calcando le scene di Postrivoro

La distesa della tovaglia per creare il tavolo "imperiale" da 20 posti - Foto di Enrico Caldesi

Il 3 e 4 marzo a Faenza si è svolto il primo Postrivoro, evento saltuario e immaginario per gastropellegrini con la jam session di Takahiko Kondo in cucina e Lorenzo Rondinelli in sala. Non mi dilungo sulla recensione enogastronomica perchè ci ha pensato oggi la bravissima Cinzia Benzi su Identità Golose e ogni confronto non reggerebbe.

Però ho avuto modo di riflettere su molte cose in queste 36 ore di sodalizio con gli altri ragazzi dell’associazione Raw Magna e, soprattutto, grazie al contatto con il pubblico e tutti quelli che hanno ruotato attorno all’iniziativa.

Domenica mattina con i piedi e la schiena doloranti per il servizio della sera (e la scoperta che a me piace stare in sala e parlare con il pubblico) ho aiutato a sistemare il tavolone per i 20 invitati del pranzo. Enorme e bianco con la tovaglia candida di misto lino lunga 12 metri che abbiamo dovuto dispiegare in quattro. A coordinare il tutto il maitre à penser Mauro Salvadori, professore dell’istituto alberghiero di Riolo Terme e socio del catering La Fenice sponsor del Postrivoro. Un uomo che pazientemente ha contato cucchiai, forchette e coltelli per i “giri” di posate e alla domanda “Perchè hai deciso di fare questo lavoro?” ha risposto candidamente “Ai miei tempi c’era una considerazione diversa”. Lasciando intendere che l’aveva intrapreso come lavoro umile, come servizio agli altri che, vorrei aggiungere, in Italia si fa sempre fatica a considerare come qualcosa di nobile. Poi lui è arrivato dove è arrivato e credo sia diventato un uomo affascinante.

Io e Taka osserviamo il making of del pre dessert "Sotto il ghiaccio". Il piatto più complicato in assoluto

Bella la luce che entrava dalle finestre e risplendeva sulla stoffa. Impacciata cercavo di non lasciare pieghe o fastidiose onde. Mi sono ricordata della tensione pre spettacolo a teatro quando devi ricontrollare tutti gli oggetti, i costumi, la scenografia. E ho iniziato a ragionare delle similitudini tra il teatro e un certo tipo di cucina.
L’azione guidata da una regia sapiente, i piatti che si provano e si riprovano perchè escano tutti perfettamente uguali a come erano stati ideati, il muoversi leggeri (quasi con camminata neutra) nel servire a tavola oppure nel cambiare le posate, l’introduzione del nuovo vino stando attenti a non rompere il ritmo. E poi, il pubblico vicino e presente con il quale si deve instaurare l’alchimia.

Sì, la cucina mi ricorda tanto il teatro. E’ uno spettacolo dal vivo immerso nel qui e ora, eppure racconta una storia lontana, a volte antica.

“Ma sai che io non sono mai riuscita ad appassionarmi al teatro” dice Giorgia Cannarella, blogger di Dissapore che si è sciroppata tutte e due le giornate stando dietro le quinte con noi.

Lorenzo Rondinelli, vero e proprio "sacerdote" della sala - Foto di Andrea Basti

“Per sapere se ti piace il Teatro devi fare come con la buona cucina. Non devi scegliere a caso. Devi provare un grande ristorante e poi, dopo, puoi dire se la cultura gastronomica fa per te oppure no. Così è il teatro. Consiglio a tutti di andare a vedere un classico, magari qualcosa di Shakespeare, realizzato da una grande compagnia in un grande teatro e pagare quello che è necessario. Una volta usciti di lì si capisce se si è pronti ad affrontare la ricerca, la sperimentazione, la sorpresa (e anche la delusione) di tutto il sottobosco sperimentale”. Ho risposto io, improvvisamente illuminata dalla luce riflessa della grande tovaglia come un sipario in procinto di aprirsi.

Taka che dirige l'assemblaggio dei piatti con la sua tradizionale flemma condita da disarmante ironia. Purtroppo, qui è coperto da mio marito intento ad aiutarlo. In cucina anche il pubblico e stampa

Postrivoro è anche questo. E’ un modo di sperimentare partendo da ottime basi e da legami umani. Vi si accede, però, solo con una mentalità aperta e preparata ad un menù che non si può scegliere nè cambiare, ad un servizio più rilassato e a tante piccole accortezze da galleria d’arte.
La cosa bella è che non si ripeterà più. Ma rimarrà nell’aria fino al prossimo.

Una riflessione che ho condiviso a cena con Ande, ragazza turca innamorata del pane e nostra supporter, quando le ho detto che “forse invecchiando ho imparato ad amare la fine delle cose”.

P.s. Postrivoro, però, torna il 14 e 15 aprile con lo chef Rafa Costa e Silva (ex del bistellato Mugaritz) e August Lil, sous chef de La Gazzetta di Parigi.

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Filed under Palcoscenico, Postrivoro

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