Monthly Archives: March 2012

Le buone maniere a tavola

Stimolata da Giovanna Cosenza sul suo blog che è capace di rendere utile e interessante la semiotica, mi sono accorta che già da qualche tempo avevo notato una deriva dei messaggi pubblicitari verso “il gusto di cambiare le regole”. Mi era venuto in mente guardando lo spot televisivo del Gran Ragù Star in cui una famiglia si mostra nell’intimità del desco intenta a mostrarci cosa “non si fa” quando si ha una bella pentola di ragù pronto per essere mangiato: succhiare il sugo dal rigatone, mangiarlo direttamente dalla pentola, fare la “scarpetta” nel piatto, etc.  Lo spot si chiude con il padre di famiglia che guardando direttamente in camera ci parla con la bocca piena. Continue reading

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A saperlo prima…

Una scena da "Citizen Kane" di Orson Welles

Cito una mia amica che su Facebook ha commentato con la frase che usato nel titolo il corso su Groupon per entrare nel “magico mondo del giornalismo” al prezzo i 29 euro. In un momento in cui quasi sicuramente sparirà l’albo dei publicisti, o quantomeno non se ne potranno fare di nuovi, e in cui il mantenimento del proprio tesserino diventa argomento di gestione familiare (d’altronde 100 euro all’anno sono soldi), ecco che si materializzano corsi di scrittura e giornalismo. In più, grazie a Giulia Ceschi, scopro che c’è anche questo corso, che mi pare più serio a dire il vero, sul Food Writing.  Continue reading

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Del perché non potrò mai essere una “food critic”

Immagine presa dal bel blog http://lagrandeabbuffata.wordpress.com/

Sono andata a cena fuori con mio marito per il suo compleanno in un ristorante della nostra città in cui lui si sente a suo agio. Scorrendo il menù gli ho spiegato che non volevo andare sul creativo perchè era stata una settimana pesante e non volevo esercitare troppo i neuroni nel mangiare, ma godermi il piatto, l’ambiente e il servizio.

Primo errore: un gourmand è sempre lì pronto sull’attenti a lasciarsi sopraffare dall’avventura e dall’emozione. In pantofole non si ottiene nulla dalle proprie papille gustative. Continue reading

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Vieni a mangiare in Puglia, Puglia, Puglia!

I campi arsi che si vedono spesso in agosto percorrendo il Tavoliere delle Puglie

“Ho fatto la spesa!”
“Nooo! Qui è arrivata la Puglia!”

Questo rapido scambio di sms ha dato il via ad una serata di rivendicazioni delle proprie radici. I miei genitori sono tornati da una trasferta nella terra natale della nostra famiglia e, come tutti i bravi migranti, erano tornati carichi di vettovaglie. Alla faccia del “km zero”. Continue reading

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Cuore (dolce) di Mamma

Un raggio di sole perfetto sul tronco ricoperto di muschio. Sì la parte importante non è a fuoco. Sullo sfondo la brava Anna Morelli e in bianco Franco Aliberti

Strepitosi e ipnotici piattini per la degustazione realizzati con legno di rovere di 160 anni (non abbattuto, eh? Sono travi di porte e portoni recuperate)

Domenica 11 marzo ho battuto la mia rinomata pigrizia e sono “calata” su Roma con mio marito, l’inseparabile Taka e il pasticcere Franco Aliberti. L’occasione era il laboratorio di Franco all’interno di Culinaria 2012, manifestazione piena di momenti di incontro e approfondimento dal suggestivo sottotitolo di “Ognuno è ciò che ricerca”. Nonostante la sveglia all’alba per arrivare da Modena a Roma entro le 12, il viaggio è stato rilassante e benedetto dal sole e da un clima primaverile. Roma ci ha sorriso con i suoi 22° e tanta gente che camminava, curiosava nei mercatini all’aperto e visitava i Fori Imperiali. La location, infatti, era il Mercato del Foro Massimo a due passi da molte attrazioni turistiche. Ad accoglierci i genitori di Franco. Ed è di loro che vorrei raccontarvi perché credo che molti riusciranno a descrivere Culinaria 2012 molto meglio di me. Arrivati direttamente da Pompei per vedere il figlio, si sono presentati in perfetta forma e sorriso smagliante e hanno creato subito un’atmosfera così familiare che mi pareva di essere entrata in casa di qualcuno. Continue reading

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La cucina “perfetta” di Ikea

Stamattina, durante la paciosa e rilassata rassegna stampa del sabato mi sono imbattuta in questo post dal titolo “Ikea che delusione!” di Un altro genere di comunicazione.  Sì, è vero, lo spot si basa su stereotipi di genere consolidati in cui la donna sogna la cucina in ordine e i bambini perfetti che l’aiutano a decorare i cupcakes ascoltando Mozart. Il marito sporca e rovina tutto entrando in casa con gli amici rugbisti. Poi la coppia si risveglia e si ritrova intenta ad ammirare la bella cucina colorata in uno dei punti vendita del distributore svedese.

Lo spot, poi, è realizzato in Italia e non nella più progredita Svezia dove le donne e gli uomini pari sono.

Insomma, non riesco ad essere tanto d’accordo con quanto espresso dai commenti e dal testo del post. Non vedo perchè la proiezione di una cucina in armonia debba declassare la donna e l’idea del marito che arriva a casa con gli amici sia troppo “machista”. Io se avessi tre figli ci farei sicuramente i dolcetti e di sicuro sognerei che non si sporcassero anche se optassimo per una torta al cioccolato. Per me quello sarebbe divertente, quanto andare a fare shopping con le amiche e tornare a casa e trovare mio marito che mi ha preparato la cena. Preferisco un sogno come questo, in cui si ha il tempo per stare con i bambini e la cucina è un ritrovo per gli amici,  a quello delle pubblicità che ci vede sempre come centraliniste, segretarie oppure donne in carriera mangiauomini con la guepiere sotto il tailleur. Continue reading

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Aiuto! Ho gente a cena!

Una delle versioni di riso patate e cozze. Quella di mia nonna ha le patate tagliate a dadini con lato di circa 1 cm. La versione più diffusa è quella con le patate tagliate a fette.

E il primo che dice, pensa o scrive “Di cosa ti lamenti che tuo marito è cuoco”, lo sbrano. Come si legge qui, nel mio manifesto d’intenti, non cucino da quasi 4 anni. Eppure prima mi piaceva. E anche tanto. Quindi, quando il marito non c’è e un’amica viene a cena perchè dopo si va a teatro, cosa fai? Ti prendi cura di lei, no? A me questo ha mandato nello sconforto. E se sbaglio le dosi? Se non mi ricordo di mettere il sale? E se la cipolla non ci va e mi ricordo male?
Passato il momento di panico, mi sono ricordata di un piatto che era il mio forte quando studiavo a Bologna  e convivevo con i miei 5 incredibili coinquilini. L’unico posto conosciuto in cui eravamo in grado di fare la spesa tutti insieme e dedicarci a preparare manicaretti dalla mattina alla sera. C’erano sempre una o due porzioni in più per l’ospite a sorpresa. Addirittura lasciavamo qualcosa nella pentola per gli attacchi di fame, rigorosamente dopo la mezzanotte, del nostro amico Gabriele. Grazie ad un impeccabile sistema di partita doppia e “buoni pasto” virtuali avevamo eliminato le beghe sulle spese comuni e vivevamo in armonia. Sembra un quadretto idilliaco e, posso assicurarvi che lo era. Lì, cucinavamo per prenderci cura del desco familiare, eravamo tutti un po’ rezdore. E credo che mi manchi quella sensazione.
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8 marzo con Diletta

Ho conosciuto Diletta Poggiali tanti anni fa, ma è meglio non specificare quanti perché siamo entrambe due giovani donne. I motivi erano altri e ci divertivamo a raccontare storie sulla nostra città, Bologna. Per me d’adozione visto che ci studiavo, per lei di nascita. L’ho rincontrata l’anno scorso all’oasi faunistica che ho dietro casa nel gruppo di ostinati che raccoglieva erbe spontanee sotto la guida del Professor Taffetani dell’università Politecnica delle Marche . Si trattava di un’altra idea di mio marito che aveva pensato bene di piazzare il corso giusto la settimana dopo il matrimonio. In ogni caso all’appello c’eravamo anche io e mia madre con guanti, cestino e attrezzi per la raccolta.

Diletta, mentre ci dedicavamo alla scoperta della differenza tra cicoria e tarassaco, mi raccontava che la sua passione per la cucina prima l’aveva portata alla scrittura e all’editing per importanti pubblicazioni tematiche e poi, infine, in cucina! Lavorava all’Osteria dei Sognatori, un ristorantino in ascesa di Modena. Adesso è passata in pasticceria e lavora per lo stellato “Ora d’aria” di Firenze. Continue reading

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Fatti e numeri su Postrivoro

Vi riassumo qualche dato interessante sul primo Postrivoro. “Per dare il senso dell’iniziativa” come si direbbe in politichese.

Momenti di affetto a Postrivoro. Taka abbraccia Massimo Bottura intento a testare l'olio extravergine d'oliva prodotto dal nostro Mao

9.654.807 foglioline di 12 varietà diverse di erbe aromatiche pulite in un pomeriggio dallo staff di cucina (Taka si è beccato tutte le maledizioni di questo mondo)

64 i Giga di schede di memoria che abbiamo riempito tra foto e video

60 le chiavi di plexiglass con il logo di Postrivoro realizzate da Gianluca Continue reading

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Calcando le scene di Postrivoro

La distesa della tovaglia per creare il tavolo "imperiale" da 20 posti - Foto di Enrico Caldesi

Il 3 e 4 marzo a Faenza si è svolto il primo Postrivoro, evento saltuario e immaginario per gastropellegrini con la jam session di Takahiko Kondo in cucina e Lorenzo Rondinelli in sala. Non mi dilungo sulla recensione enogastronomica perchè ci ha pensato oggi la bravissima Cinzia Benzi su Identità Golose e ogni confronto non reggerebbe.

Però ho avuto modo di riflettere su molte cose in queste 36 ore di sodalizio con gli altri ragazzi dell’associazione Raw Magna e, soprattutto, grazie al contatto con il pubblico e tutti quelli che hanno ruotato attorno all’iniziativa. Continue reading

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