Monthly Archives: February 2012

Segui le briciole fino a…Postrivoro

Gli appunti di Taka e Lorenzo per Postrivoro

In realtà volevo scrivere, di un maialetto di cinta senese, ma visto che ho introdotto l’argomento e che il 3 e 4 marzo ci sarà il primo appuntamento di Postrivoro ho pensato di inserire qui qualche indizio. L’evento è sold out in entrambe le date, ma farò una diretta su twitter con foto per chi non potrà esserci.

Innanzitutto, il menù e l’abbinamento vini studiato dai due ragazzi che mi hanno invaso la cucina.

Una premessa è d’obbligo: quasi sicuramente io non riuscirò a mangiare o assaggiare nulla perché lavoreremo ed è assolutamente vietato intaccare gli ingredienti . Mi accontenterò di un panino con la mortadella, ma il pane sarà dell’ottima pizzeria “O’ fiore mio” di Faenza e la mortadella farà sicuramente parte di una grande selezione di salumi o una cosa del genere.
Il tutto accompagnato con la Birra Ronzani, che è anche stata protagonista del mio matrimonio.

Sì, lo so, oggi faccio io la spocchiosa! Continue reading

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Ricordi di Mirazur (prima della seconda stella)

Non volevo scrivere nient’altro oggi, ma poi sul twitter di Luciana Bianchi ho letto che il Mirazur di Mentone ha ottenuto la seconda stella sulla Guida Michelin Francia.

Ci siamo stati al Mirazur. Nel 2007 e si trattò di un viaggio progettato ad hoc perchè mio marito, che allora non faceva parte del mondo stellato, aveva l’idea che avrebbe preso la prima stella. Un sentore.

Praticamente la Guida Rossa è uscita mentre ci trovavamo in giro per la Costa Azzurra. Ricordo che l’abbiamo letta in una libreria di Montecarlo fresca di stampa. Il giorno dopo eravamo seduti al Mirazur di Mauro Colagreco con una meravigliosa vista sul mare. Il ristorante si trova proprio al confine tra Italia e Francia dov’era prima la dogana dalla parte dei monti, non quella sulla costa. Guarda direttamente il mare ed ha meravigliose vetrate che lo inondano di luce e da cui si può guardare il Mediterraneo. All’esterno vi è un giardino terrazzato con erbe aromatiche e, leggo oggi dal sito, oltre quaranta varietà di pomodori (tra cui una che odora di tartufo). Io i pomodori non me li ricordo, ma la brezza marina e il piacevole sole di fine marzo, sì. Continue reading

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Domenica mattina, entro in cucina e…

Taka e Lorenzo lavorano sul menu

Quando il numero di uomini in cucina è superiore a quello delle donne è meglio ritirarsi. L’inverso era vero anni fa. O, almeno, è quello che ricordo avvenisse nell’ampia cucina di mia nonna in Puglia, regno incontrastato del doppio cromosoma X soprattutto per il pranzo della domenica. Gli uomini di là in soggiorno a vedere il TG, leggere il giornale, chiacchierare.

Poi succede che è domenica mattina e ti fai una doccia, senti in lontananza squillare il campanello e quando emergi con accappatoio e turbante ti ritrovi la scena illustrata nella foto qui sopra a cui manca mio marito, in piedi di fianco ai fornelli.

Takahiko Kondo, cuoco dell’Osteria Francescana e mancato playboy di Tokyo, e Lorenzo Rondinelli, giovane e preciso sommelier del Trussardi alla Scala di Milano, avevano preso possesso dei mie sgabelli Calligaris per elaborare il menù, unico e irripetibile, del primo evento di Postrivoro. Un nome un programma. Animale immaginario su zampe di gallina come la casa di Baba Yaga che non ha sede, ma riunisce per un week end un talentuoso cuoco e un brillante sommelier per menù estemporanei solo per venti persone.

Bellissima idea di mio marito e a cui collaboro. Ma, di fatto, io in cucina tra bottiglie e disegnini di piatti non ci stavo. Quindi, ho acceso la Playstation 3 e mi sono messa a giocare a Skyrim.

Se dobbiamo invertire i ruoli, facciamolo per bene. 

(Dopo un paio d’ore mi è toccato pure il pranzo! Lorenzo e Taka sono partiti, ma a me è rimasto un’ottimo sugo all’amatriciana e qualche bottiglia di vino aperta)

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Al tramonto non si teme il fuoco

Aldo Soligno - Tramonto nel quartiere di Bet Hanoun.   

Aldo Soligno - Tramonto nel quartiere di Bet Hanoun

Quando ho visto questa foto per la prima volta ho pensato che si trattasse di un incendio, un’immagine di guerra, qualcosa di brutto, insomma. Poi, l’autore, Aldo Soligno, mi ha detto che si trattava di un tramonto. Questo, prima che venisse pubblicata e inserita in una splendida raccolta dal titolo “Calati nel piombo fuso” che tra poco uscirà anche come Photobook per utenti Mac (compratelo!).

Non ho spiegato ad Aldo che mi ricordava il primo piatto che mio marito mi abbia mai fatto mangiare. Quello con cui mi ha conquistata.

“Tortelloni freschi ripieni di stracchino e zenzero su vellutata di peperoni e cucchiaino di ricotta con marmellata al peperoncino. Ma l’ho chiamato ‘Al Tramonto non si teme il fuoco’ perchè mi sembra più semplice, no?”. Poi mi ha spiegato che la capseicina, il principio attivo del peperoncino che ci fa sentire il piccante, si attenua con il grasso della ricotta e viene poi esaltato dallo zenzero del tortellone per finire con il dolce aromatico della vellutata. Il tutto su una tavolozza di giallo, arancione e rosso.

Questo è l’inizio. Un ragazzo di 25 anni, con una laurea in ingegneria dei materiali, che sceglie di fare lo chef e si allena da circa 10 anni per farlo nel tempo libero e durante le vacanze. E non sai se ce la farà, ma alla fine parla così bene e i piatti sembrano poesie o quadri astratti e cadi, inesorabilmente, ai suoi piedi. Ma dietro quel quadro idilliaco si nascondeva in agguato il nemico amato e odiato dai noi donne: la spocchia.

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Perché tagliatelle al ragù?

Ho letto sul mensile “Myself” un bel pezzo su Massimo Bottura e Lara Gilmore, sua moglie. La pagina riporta una bella foto in cui lui le porge una piccola delizia.

In realtà cercavo il trafiletto dedicato al nuovo progetto di mio marito nel quale io fungo da “tesoriere, ufficio stampa, community manager, immaterial girl”. Sì perchè sono una delle due donne del gruppo e per lo più non tocco il cibo, non preparo i piatti, non alzo una forchetta e non accendo un fornello. L’altra è Ilaria che si occupa della grafica e delle illustrazioni, il che significa che almeno qualcosa di stampato e materiale lo produce.

Postrivoro è un itinerario immaginario e saltuario per Gastropellegrini. Il nome è frutto della mente del mio consorteex ingegnere, ex cuoco a 2-3 stelle, e ora “Professional storyteller, gastronomic Skald e troubleshooter”.  Ogni mese, circa, un giovane chef e un giovane sommelier si incontrano, studiano un menù irripetibile e lo propongono a quaranta invitati in 2 appuntamenti, una cena al sabato e un pranzo la domenica. Basta. Poi quel menù morirà, si estinguerà, esisterà nel ricordo sinestesico di pochi fortunati che hanno deciso di prenotare alla cieca fidandosi dell’abbinamento proposto. Continue reading

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