Natale vegetaliano con Pina Siotto

Ho conosciuto Pina prima attraverso i suoi piatti e poi l’ho incontrata sulla mia strada. Una donna meravigliosa e con una pelle che – accipicchia! – vorrei averla io così compatta e luminosa. La migliore testimonial della sua cucina sana, naturale e senza prodotti di origine animale. Nella puntata del 16 dicembre 2015 di Rezdora 2.0 abbiamo parlato della sua vocazione iniziata con la macrobiotica 30 anni fa e poi proseguita fino ad oggi. Ma cosa significa “vegetaliana”? Lo scoprirete guardando il video e la risposta vi sorprenderà!

Vi lascio con i suoi consigli per il menù di Natale e i miei auguri di Buone Feste. Ci rivediamo a gennaio!

 

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Fabrizio Malipiero, il nutrizionista 2.0 che non ti fa rinunciare ai tortellini

Ho incontrato Fabrizio da Well Done alla presentazione del suo Panino Impettito, un giusto bilanciamento tra sapore e apporto nutrizionale. Poi mi ha raccontato che ha sviluppato una app gratuita, DocFaber, attraverso la quale dispensa i suoi consigli da nutrizionista 2.0. Non potevo, quindi, che invitarlo in trasmissione a raccontarmi un po’ meglio questo suo progetto e a farmi dare un po’ di consigli su come affrontare nel migliore dei modi il momento dei pranzi, dei cenoni, delle cene aziendale, degli aperitivi, delle colazioni con il panettone avanzato. E, sì, mi ha detto che i tortellini possiamo mangiarli.

 

 

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Funky Tomato a Rezdora 2.0. Pomodoro a filiera partecipata

Ci sono storie belle e buone. Giovanni Notarangelo nella puntata del 18 ottobre 2015 me ne ha raccontata una, quella di Funky Tomato. Sapete quanto guadagna un raccoglitore di pomodori non tutelato durante la stagione? Il pagamento è a cottimo e cioè a cassone riempito. Ognuno di essi per essere definito pieno deve pesare 300kg e al lavoratore viene corrisposto un compenso di 3,50 euro. Solo i più forti, quelli che reggono al disagio del sole cocente, dei campi senza servizi igienici e senza pausa pranzo, guadagnano abbastanza per potersi pagare l’alloggio, il vitto e il trasporto.

Adesso ripensate a tutto questo quando aprite il vostro prossimo barattolo di salsa o pelati. Vorreste sapere da dove proviene uno degli ingredienti più importanti della nostra cucina? E cosa succederebbe se iniziasse ad acquistare solo prodotti da filiera certa e controllata?
Funky Tomato è un prodotto buono e giusto, nato dall’iniziativa di alcune persone che da anni lavorano con i migranti e conoscono il dramma del caporalato e della nuova schiavitù da molto prima che diventasse notizia. Grazie a un acquisto in anticipo hanno potuto garantire 4 contratti stagionali in regola ad altrettanti lavoratori in 2 campi tra Puglia e Basilicata. Il risultato sono 16.000 barattori di prodotto biologico ad un prezzo un po’ più alto della media (3 euro circa), ma senza sangue e dolore.

State cercando un regalo di Natale originale? Guardate il video, ascoltate le parole di Angelo e aiutateci ad acquistare gli ultimi barattoli per rinnovare e ingrandire l’esperimento di Funky Tomato.

 

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Cucina e Teatro? A Rezdora 2.0 con la regista Angelica Zanardi

Fienile Fluò è un luogo alle porte di Bologna dove si lavora la terra, si fa il vino, si cucina e si produce arte. Angelica Zanardi ne è la direttrice e l’11 novembre mi ha raccontato la sua storia e le sue “Ricette del Buonumore”, uno spettacolo da lei diretto e interpretato in cui la cucina diventa lo spunto per una riflessione sulla vita.

“Benvenuti a casa” recita il sottotitolo di Fienile Fluò e per me non poteva essere altro che un nuovo tassello da aggiungere all’identikit della Rezdora 2.0 che stiamo cercando di delineare in questi ultimi 3 anni.

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Un tè alla fine del mondo

Domenica pomeriggio e tra un barbiere di origine maghrebina e un’agenzia specializzata in viaggi in Romania trovo una porticina. Si suona il campanello, si salgono le scale di marmo evidente ricordo di un periodo in cui tanti viaggiatori vi si accalcavano e da una vetrata si scorge la sala da tè creata da Benedetta Cucci e Pina Siotto. Giornalista la prima e cuoca “vegetaliana” la seconda che con l’aiuto di Silvia propongono un percorso tra tè selezionati e dolcetti saporiti e senza ingredieti di origine animale. Intorno, in un atmosfera post industriale da luogo urbano rigenerato l’esposizione di Caravan Set Up, l’anteprima della Fiera d’arte contemporanea che si terrà dal 29 al 31 gennaio 2016. Dentro il calore dell’atmosfera di una casa piena di echi antichi, merletti, fiori e piante.

Benedetta me l’ha raccontata il 28 ottobre scorso a Rezdora 2.0, l’ho provata per voi e vi consiglio di non lasciarvi scappare le prossime domeniche perchè rimarrà aperta fino al 6 dicembre.

 

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Dalla cultura contadina ad oggi. “Quando non eravamo spreconi” di Claudia Rinaldi

Con le foglie del ravanello non ho mai pensato di farci la zuppa, ma a quanto pare all’inizio del ‘900 si riusciva a cavare fuori molto da una “piccola rapa”. Lo racconta Claudia Rinaldi in “Quando non eravamo spreconi” il libro che ha scritto con la madre Sara Prati, esperta di tradizioni delle rezdore emiliane. Colpita da questa famiglia di esperti – il padre, Giorgio, è appassionato di etimologia e ha illustrato alcune parti del libro – ho invitato Claudia il 14 ottobre a Rezdora 2.0 per parlare della sua ultima pubblicazione e del portale web Folclore Contadino che è un piccolo punto di riferimento per gli appassionati del tema. Lo sapete che in Italia sprechiamo circa 8 miliardi di euro in cibo che lasciamo andare a male in frigo o che non riusciamo a consumare prima della scadenza? Lo dice il rapporto 2014 sullo spreco alimentare presentato lo scorso luglio a EXPO MILANO 2015 e potremmo tutti risparmiare denaro, ridurre il consumo di risorse e i rifiuti se ci attenessimo a poche e intelligenti linee guida, molte delle quali già anticipate dai comportamenti virtuosi dei nostri nonni. Io e Claudia ve lo raccontiamo in video. Buona visione!

 

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Eros, cibo e scrittura. A Rezdora 2.0 con Massimo Casarini di Damster Edizioni

Alla fine ci siamo dimenticati di parlare del sedano, ma la prima puntata della terza stagione di Rezdora 2.0 è stata come la volevo: stuzzicante e divertente.

Ho conosciuto Massimo Casarini una caldissima sera di luglio perchè mi aveva invitata a parlare di scrittura per il web durante un evento e sbirciando tra i titoli del chiosco letterario di Damster Edizioni mi è cascato l’occhio su una raccolta di racconti erotici. Di fianco ce n’era un’altra e poi un’altra ancora. Scopro così che nel 1997 Massimo ha creato Eroxè, uno dei primi siti web dedicati alla letteratura erotica, e da lì ha fondato una vera e propria comunità di scrittori di genere molto prima del successo di “50 sfumature di grigio/rosso/nero”. Lui tra l’altro ha pubblicato un “50 sfumature di gola” con un invitante peperoncino in copertina, ma è un libro di ricette molto divertente che fa parte della serie dei Quaderni del Loggione tutta dedicata al mondo della cucina e della cultura del cibo. “Perchè parlare di cibo è divertente come parlare di eros. C’è sempre il piacere di mezzo” mi ha detto e non posso che essere d’accordo.

Ecco dunque la nostra chiacchierata mattutina, in fascia protetta. Che poi le rezdore erano sapienti conoscitrici dei piaceri della vita, cosa credete!

E il sedano? Pare che nel Medioevo fosse considerato un potente afrodisiaco tanto da vietarne il consumo alle donne. Dopo questo non posso che dire “Viva il soffritto!”.

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“Se for de paz pode entrar”/3 – La danza ovunque

Messa Sincretica“E tu che suoni?”
“Io suono il tamburo grande, il surdo”

Più o meno andò così la conversazione con il mio ex fidanzato quando mi raccontò che aveva iniziato a suonare in un gruppo di percussioni brasiliane. Ho ancora nella mia vecchia stanza un tambourin che mi portò in regalo da un primo viaggio a Salvador de Bahia. E come molte delle eredità che provengono da un amore lontano, l’ho apprezzato dopo molti anni e un viaggio. Continue reading

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“Se for de paz pode entrar”/2 – Della fede e dell’amore

In un enorme palazzo grigio Orfeo è vestito d’oro e vuole denunciare la scomparsa di Euridice. Ma fuori impazza il Carnevale di Rio e trova solo un addetto alle pulizie che gli dice: “Sei disperato, seguimi!”. Avevo non più di 14 anni quando mi incantai a guardare l’Orfeu Negro, un film del 1959 da cui gli Arcade Fire un paio d’anni fa hanno tratto le immagini del video di “Afterlife”. L’uomo conduce Orfeo in un terreiro, un luogo consacrato che usa ancora la parola che si riferisce agli antichi cortili di terra battuta di epoca colonialista, in cui si svolge una cerimonia Candomblè sperando che arrivi una risposta attraverso gli Orixà, gli spiriti archetipici di questa religione.

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“Se for de paz pode entrar”/1 – L’arrivo a Salvador de Bahia (Brasile)

IoArrivo in pace a Salvador dopo un viaggio in solitaria. Nella testa ho Dona Flor di Jorge Amado e un’immagine sfocata. Quando viaggio cerco di farmi venire incontro i luoghi e di lasciare ai margini le immagini che ho di loro perchè così è sempre una gioia incontrarli. Ho seguito Exù dal deserto per ritrovarlo proprio davanti alla Fondazione Jorge Amado, ma andiamo con ordine.

Quando scendo dall’autobus turistico e con l’aria condizionata che mi ha portato dall’aeroporto vicino a Praça da Sè mi trovo davanti il nulla. O, meglio, il nulla e due camionette della polizia con quattro uomini in divisa, giubbotto antiproiettile e fucile. Prendo la mappa e mi avvio verso Rua do Carmo agognando il letto della mia pousada. Lo zaino pesa poco, sono riuscita a stare entro i 10 kg, e c’è un bel sole caldo nonostante sia pieno inverno. Non facico in tempo a percorrere poche decine di metri che vengo bloccata da una serie di urla. I poliziotti mi stanno dicendo di fermarmi: pare sia pericoloso girare per quelle strade quando i negozi sono chiusi. Sono una turista stanca che non sa ancora orientarsi nonostante la mappa e quando mi dicono che è meglio che prenda il taxi obbedisco. Anche perchè non ho dormito, sono le due del pomeriggio, ho fame, voglio farmi una doccia e alla fine 25 reais valgono bene un po’ di sicurezza in più.

Il tassista mi guarda come per dire “eccone un’altra”, ma poi gli sto simpatica e quando lo lascio mi dice che lui vorrebbe sposare un’italiana così viene a vivere da noi e che se voglio è disponibile a portarmi in giro. Sorrido e gli dico che sono divorziata e mariti non ne voglio più avere. Non sono mica Dona Flor.

Riesco a mangiare nel posto più hipster del Pelourinho, la città vecchia di Bahia, a due passi dalla mia posada. Si chiama Porò e la boss è una ragazza sottile e vestita divinamente che cerca di accudirmi mentre i suoi dipendenti maschi e altrettanto benvestiti si trovano in difficoltà a parlarmi in inglese. Con un succo di Acerola, mango e carota preparato al momento riprendo vita e colore. Qui vi lascio una mappa di altri luoghi in cui mangiare che ho selezionato prima della partenza tra guide e consigli di amici.

In serata mi riunisco con i compagni di viaggio, il gruppo di Vagabondo, con cui passerò dodici giorni splendidi in Brasile.

Il Pelourinho!

Il Pelourinho!

Il primo giorno a Salvador è dedicato al giro turistico del Pelourinho e poi giù con l’Elevador Lacerda al Mercato Modelo e via verso la chiesa del Senhor do Bonfim. Non ci siamo fatti mancare niente di quelli che sono gli angoli più caratteristici, quelli che si trovano in tutte le guide e di cui non ha senso scrivere ulteriormente. Cosa mi aspettavo di trovare? Di certo annusare e osservare le strade che Dona Flor attraversava con al fianco i suoi due mariti e conoscere un po’ meglio Jorge Amado e la cucina afrobrasiliana. Alla Fondazione di Amado ho trovato il suo sorriso e le camicie hawaiiane che portava e l’amore per la moglie che, si vede dalla gioia che ha negli occhi, doveva adorare il modo alternativo che aveva di vestire il marito.  Mi faccio l’appunto mentale di rileggere il libro mentre prendo un caffè e i Beijù di Dona Flor (a base di farina di tapioca e formaggio) alla caffetteria interna.

Seguendo questo pensiero ho fatto un salto da sola al Museo della Gastronomia Bahiana di fianco alla Scuola Alberghiera Senac dove c’è un ottimo ristorante aperto al pubblico e che consiglio perchè, anche se in modalità self service, ha delle comode targhette che permettono di capire cosa si mangia. Il Museo è piccolo e scarno, ma si possono prendere appunti sui cibi sacri del Candomblè, la religione sincretica afrobrasiliana,e c’è una vetrina dedicata al temutissimo olio di palma che è uno degli ingredienti base della dieta di un bahiano. Questo perchè è un grasso saturo molto nutriente e qui si poteva reperire spontaneamente senza colture intensive e invasive. Sull’argomento più nel dettaglio vi rimando a quest’articolo di Wired che ho trovato abbastanza completo e interessante.

Ed ecco che qui ci siamo avvicinati all’altro argomento che vorrei trattare: la fede. Lo lascio per il prossimo post e vi saluto con questi murales sognanti e colorati.

 

 

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